CHIUDERE LE FINESTRE ALLA BELLEZZA È CONTRO LA RAGIONE: È DISTRUGGERE IL VERO SIGNIFICATO DELLA VITA (CLAUDE DEBUSSY)

“Se togliamo ai nostri figli la possibilità di avvicinarsi all’arte, alla poesia, alla bellezza – in una sola parola alla cultura – siamo destinati a un futuro di gente superficiale e pericolosa. Per questo occorre difendere un settore che non esiste per dare dei profitti, ma per parlare direttamente alla gente. L’Europa ha alle spalle una storia importantissima e, sul piano culturale, è stata a lungo leader nel mondo. Ora non può dimenticarlo: per risalire e tornare propositiva basterebbe che i governi dei vari Paesi togliessero un po’ di risorse alle cose superflue e le destinassero prima all’educazione, poi all’educazione e quindi all’educazione”. Riccardo Muti

Ne siamo convinti: la bellezza non è un concetto astratto ma un paradigma economico-relazionale che si rivolge al mondo della ricerca e dell’innovazione, alla pubblica amministrazione, alla classe dirigente delle imprese, al ricco ed eterogeneo universo del terzo settore, ai movimenti culturali e artistici, ai produttori di eccellenza nell’artigianato e nell’agricoltura, offrendosi come competenza necessaria per co-generare nuove forme di valore.
Senza dubbio uno dei contesti privilegiati di azione è l’insieme degli ambiti formativi – dalla scuola all’università – dai quali ripartire per seminare una nuova cultura civica, economica e del lavoro, verso un futuro di cittadini consapevoli, orientati a scegliere la natura, il paesaggio, la cultura, l’arte, la storia come fonti da cui provare piacere estetico, attingere apprendimento, sviluppare relazioni e vivere percorsi di senso e di crescita personale.

Appia antica al tramonto

GLI EFFETTI DELLA BELLEZZA

Essere italiani significa essere nipoti consapevoli, figli ed eredi rispettosi di una storia non silente, che attraverso il patrimonio ha ancora molto da insegnare.Nelle azioni di tutti i giorni, più o meno consapevolmente, vivere in Italia significa tentare di decifrare la cultura che ha orientato le scelte che hanno prodotto un simile concentrato di bellezza. Ciò vale per un progettista, per un artigiano, per un contadino, per un architetto, per un cuoco, per un assistente sociale, per un designer, per un ingegnere informatico, per un biologo, per una guida turistica, per un editore e per tutte le persone che ancora oggi ricercano soluzioni per posizionare il valore di un prodotto o di un servizio “a regola d’arte”, risultato di un percorso. Un percorso del bello che riempie le giornate e le vite. E spinge ad una continua ricerca di equilibrio, di armonia, di poesia che rallegri l’anima, nel rispetto del creato e dell’eredità ricevuta da chi ci ha preceduto.

La bellezza è dunque anzitutto un elemento di responsabilità per chi ha il compito di progettare, di fare, di realizzare e di offrire sul mercato prodotti, soluzioni, beni da vivere e condividere. Ed è insieme una sfida che investe in prima linea gli amministratori pubblici, gli educatori e chiunque avverta la propria funzione di trasferire talenti, creatività, competenze e saperi alle generazioni future.

PICCOLE PATRIE: LABORATORI DI ECONOMIA DELLA BELLEZZA

Il Bel Paese può ancora essere il risultato felicedi una filiera di personalità che condividono l’obiettivo del benessere e del buon vivere.
Valorizzare la bellezza, aiutare a comprenderne il valore, aumentare la consapevolezza e il senso di appartenenza, stimolare il senso civico, educare al valore delle relazioni e della cooperazione, fa parte di una missione che non può essere abdicata o delegata. C’è chi opera con la matita in mano, chi sceglie i materiali, chi innova attraverso le tecnologie, chi fa ricerca, chi fa impresa e avverte il dovere di tradurre i pensieri in opere, portandole ai mercati.

Per queste ragioni il Meeting sostiene la necessità di creare Piccole Patrie, ovvero laboratori di economia della bellezza: opifici virtuosi che sanno ascoltare i territori e le comunità locali, sanno apprendere dalla propria storia e sanno riconoscere il valore dei patrimoni – anche quando “immateriali” – per guardare la realtà con occhi nuovi, stimolare narrazioni, creare valore contemporaneo e assicurarne la trasmissione agli italiani di domani, ai quali diventa imperativo garantire non soltanto la salvaguardia dei patrimoni ereditati dal passato ma nuove connessioni e nuove proiezioni: non vuoti esercizi di retorica o di memoria ma un vincolo morale ed un appello a restituire centralità al ruolo dell’Italia nel mondo, dov’è attesa continuare a dettare la linea per gusto, stile e qualità della vita.

I pilastri del Meeting